E’ arrivata l’app che disintossica da internet

app-internetIl nome è inglese (iDon’t) ma l’idea è tutta italiana. E l’obiettivo è solo uno: andare offline. Già, perché dedichiamo più tempo al nostro smartphone, persi tra una chat su Facebook e una partita a Candy Crush, che ai nostri amici. Così Tommaso Martelli, 36 anni, esperto di comunicazione ha deciso di creare un’applicazione in grado di disintossicare gli utenti dall’iperconnessione.

“Un giorno camminando per strada ho visto due persone scontrarsi: entrambe stavano guardando gli schermi dei loro telefoni. E lì mi sono reso conto che ormai abbiamo un problema di dipendenza”, racconta Tommaso. Esperto di comunicazione digitale e membro dell’esercito delle partite Iva, Tommaso si mette a studiare e a leggere. “Mi sono reso conto che negli Stati Uniti la dipendenza dal web è già considerata una malattia. Così ho chiesto aiuto ad un’amica psicologa per trovare un rimedio”.

Poi, l’idea di fare un’app per disintossicarsi dalle app. Tommaso si rivolge ad una web farm e con tremila euro realizza iDont, applicazione per Android (presto anche per iOS) che monitora il tempo trascorso connessi e in base al grado di dipendenza limita la permanenza degli utenti in rete. Che, tradotto, significa: ad un certo punto iDont blocca tutte le applicazioni del telefono, ad eccezione di mail, telefono e sms. Il tutto a fronte di un questionario che valuta il nostro grado di dipendenza. 

“Nella versione free quando l’applicazione rivela un utilizzo della rete pari al 75 per cento del tempo compare un pop up che avvisa l’utente: il tuo telefono sta per andare off line”. Poi, scaduto il tempo, tutte le app si bloccano. Basta Twitter, basta partite ad Angry Birds e basta messaggini su WhatsApp. E’ tempo di mettersi a dieta e fare digital detox.

Per riandare online bisognerà aspettare lo scoccare della mezzanotte. E non temano i più dipendenti. C’è una soluzione anche per le crisi di astinenza perché   “è possibile sbloccare il telefono con una password anche se ovviamente il procedimento non è immediato”, spiega il creatore.

Nel frattempo Tommaso sta pensando anche ad una versione a pagamento di iDon’T, con la possibilità di ricevere statistiche personalizzate sulla propria permanenza in rete, istituire il parental control (il controllo per i bambini) per i dispositivi cui hanno accesso anche i più piccoli e introdurre un blocco mirato delle singole app.

Ma le idee non sono finite qua. “Sto pensando di creare un meccanismo per cui sarà possibile far ripartire la rete solo a pagamento”, racconta Tommaso. Una trovata poco felice? “No perché l’utente non pagherà al gestore dell’app ma creerà una sorta di salvadanaio virtuale al quale potrà accedere in qualunque momento”.

Come dire, insomma, che arriveremo al punto di dover pagare per rientrare in possesso del nostro tempo. (corriere)

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