ATTENZIONE alle “trappole erotiche” tese in chat

trappL’approccio è uno dei più classici nell’era delle chat e dei social network: “Ciao, mi piacerebbe conoscerti”. Il passo successivo, dopo qualche breve frase di circostanza, è lo scambio del contatto su Skype (il celebre software che unisce allo scambio di messaggi e files via chat, un sistema di videoconferenza e di telefonate basato su un network peer-to-peer). Un modo quasi sicuro per ottenere nome e cognome della preda scelta e, successivamente, il relativo contatto facebook.

L’esca è una ragazza graziosa, attraente, molto giovane e dall’aria innocente, capace di trascinare la “vittima” in una conversazione dal tenore sempre più bollente, in cui i messaggi diventano sempre più seducenti e provocatori. Lei, nonostante un italiano stentato e una chiara origine francese, dice di risiedere nella città della preda designata. Il passo successivo è, in realtà, quello che tutti desidererebbero dinanzi a una bella fanciulla: “Ti va di vederci in cam?”, e lì parte la videochiamata.

Sullo schermo compare la ragazza, che inizia a mostrare il proprio corpo nudo, muovendosi come un’esperta ballerina di lap dance, invitando il malcapitato a fare altrettanto. Gli inviti, a questo punto, si fanno diretti. “Ti va di giocare con me e mostrarti nudo? Scommetto che hai…”. A quel punto la trappola è scattata. Nel frattempo la giovane donna ha chiesto l’amicizia su Facebook o ha semplicemente annotato le amicizie della vittima. Mentre la vittima ha ormai compiuto gli inequivocabili gesti di chi si è lasciato andare, magari mostrando il proprio corpo nudo e lanciandosi in giochi e carezze proibite.

A quel punto, però, la conversazione si interrompe e arriva un messaggio che spezza ogni incantesimo e ogni fantasia erotica: “Ho registrato tutto. Se non vuoi che lo faccia circolare su facebook tra i tuoi amici, mi devi pagare”.  E il malcapitato assiste alla riproduzione della sua ingenuità. Già, perché dietro quei giochi proibiti e quelle videochiamate hard, si nasconde in realtà un ricatto o meglio, codice penale alla mano, un tentativo di estorsione. Di solito la richiesta di denaro si aggira sui 500 euro, pena l’esposizione al pubblico ludibrio via web. (l’articolo continua sotto l’offerta di alcuni nostri servizi professionali)

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Una truffa ben congeniata sbarcata di recente anche nel Salento. Sarebbero già diversi i casi segnalati nella provincia leccese. Vittime non solo ragazzi, anche professionisti e uomini attratti da facili emozioni (molti di loro si vergognano e sono reticenti a segnalare il tentativo di ricatto alle autorità). Qualcuno si sarebbe rivolto a un legale in cerca della soluzione migliore e di una rapida via di uscita, magari dopo aver sospeso il proprio account facebook. Qualcun altro, invece, si sarebbe recato, vinta la reticenza iniziale, presso l’ufficio della polizia postale (specializzata nei reati via Internet), un atto dovuto sotto l’aspetto legale, ma non sempre efficace. Le indagini in questo caso possono essere assai lunghe e complesse, mentre la diffusione delle immagini sulla rete corre più veloce. Skype, inoltre, sfrutta linee difficilmente tracciabili. In Italia sarebbero almeno tre le Procure già al lavoro su questo tipo di truffa-ricatto (Roma, Milano e Genova) e presto un fascicolo potrebbe essere aperto anche da quella del capoluogo salentino. Il sospetto è che la mente dei tentativi di ricatto possa essere una sola: un uomo di sesso maschile residente in un altro paese europeo. Come dire: il pericolo, anzi l’estorsione, corre sul web. (fonte)
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