“Cash trapping”, e le altre trappole per il bancomat

Basta una forcella metallica o una striscia di plastica inserita nel bancomat e il gioco è fatto. I soldi non escono, il cittadino attende invano di entrare in possesso del suo denaro e, quando si allontana, i contanti finiscono in mano ai malviventi. Si chiama «cash trapping» la tecnica ideata dai ladri per truffare la gente che preleva presso gli sportelli bancomat delle filiali italiane. L’ultimo arresto in ordine di tempo risale l’altro giorno a Torino, dove i carabinieri della Stazione Barriera Casale, hanno fermato due romeni specializzati nel manomettere bancomat, postamat e colonnine self service. I due hanno messo a segno una serie di colpi e sono sospettati di far parte di una banda con ramificazioni in tutto il territorio nazionale.

Ma il «cash trapping» è solo uno dei molteplici sistemi ideati dai malviventi e forse la più facile da utilizzare, come spiega il tenente colonnello Massimiliano Sole, comandante della compagnia carabinieri Roma-Trastevere. «In questo caso si manomette il canale di erogazione in modo che il contante viene trattenuto dentro la macchina – spiega Sole -. Basta collocare una striscia di plastica munita di sostanza adesiva in corrispondenza della fuoriuscita del denaro o inserire nello sportello erogatore una forcella metallica appositamente costruita. I cittadini, così, concludono le operazioni, ma le banconote non escono. A quel punto, di solito, il cliente si allontana per reclamare il disservizio e i truffatori recuperano indisturbati il bottino». (l’articolo continua sotto l’offerta di alcuni nostri servizi professionali)

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Il «lebanese loop», invece, in trappola addirittura la carta e per farlo viene usato un pezzo di pellicola simile delle lastre: ha i bordi tagliati, è nero come la fessura della macchina e impedisce a fine transazione al malcapitato di riavere la tessera. A quel punto questo e preso dal panico e si lascia avvicinare spesso dal bandito che, fingendo di prestare soccorso, invita il cliente a digitare il pin memorizzandolo. Quando lo sventurato si allontana per chiedere assistenza il criminale recupera la tessera e conosce il pin. «Infine c’è il sistema noto come skimming, una frode complessa che si realizza installando un dispositivo elettronico, una telecamerina e un decodificatore di bande magnetiche che servono per poter arrivare a clonare il bancomat – conclude il comandante di Trastevere -. I cittadini devono ricordare che i criminali entrano in azione soprattutto nel week end, quando le banche sono chiuse. Per questo davanti a ogni situazione strana devono chiamare il numero verde dell’istituto di credito e i carabinieri, senza fidarsi di chi si offre di prestare assistenza. Infine bisogna sempre coprire la tastiera con una mano prima di digitare il pin». (fonte)
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