Come evitare il pixel tracking presente nelle email

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Con il nome pixel tracking, o pixel di tracciamento, viene riconosciuta una pratica per tracciare alcuni dati sensibili dai destinatari delle email. Ecco come funziona e come evitarla.

Yesware, Bananatag e Streak sono tre servizi che probabilmente non avete mai sentito nominare, ma che fanno incetta dei vostri dati non appena aprite un’email che vi hanno inviato. Ci riescono con una pratica chiamata pixel tracking  pixel di tracciamento in italiano – utilizzando una semplice immagine, spesso una GIF trasparente, di un pixel. Una pratica assolutamente non illecita e caldeggiata dalla stessa Google per i propri inserzionisti.

Nella pagina riportata, il gigante di Mountain View scrive infatti, delineando i connotati della funzionalità: “In alcuni casi, un’agenzia, un inserzionista o altre terze parti potrebbero decidere di tracciare le impressioni con un pixel di tracciamento”, e continua. “Un pixel di tracciamento è un semplice codice inserito in una creatività personalizzata o di terze parti che effettua una chiamata al server e restituisce un’immagine trasparente 1 x 1 (normalmente un file GIF)”.

In sostanza, l’inserzionista o chiunque ne sia interessato può inserire un “contenuto creativo” spesso invisibile in grado di inviare ad un server remoto alcune informazioni sensibili, ed in seguito alla semplice apertura dell’email. Non è necessario cliccare sull’immagine o eseguire alcuna operazione e, soprattutto, non è previsto alcun consenso da parte del destinatario dell’e-mail, che regala i propri dati a sua totale insaputa.

UglyMail

Le informazioni estrapolate di cui parliamo non sono poi di poco conto: troviamo infatti l’orario di lettura dell’e-mail, il dispositivo da cui viene consultata e la posizione dell’utente. Tutti “big data” con cui le società fanno i “big money”. Non è una pratica considerata strettamente illegale, ma per fortuna c’è chi ha pensato a trovare una soluzione al problema, sebbene sia ancora un po’ in fase embrionale.

“Streak fra i tanti permette agli utenti di tracciare le email e analizzare quando, dove e con quale dispositivo vengono consultate”, ha dichiarato a Wired Sonny Tulyaganov, sviluppatore alla base di Ugly Mail. Si tratta di un piccolo script che lo stesso ha sviluppato per evitare le email che fanno uso di pixel tracking. L’approccio di Tulyaganov ha molte limitazioni, e ad oggi risulta una soluzione parziale ad un problema che sembra sia destinato a diffondersi fra gli inserzionisti del web.

Al momento UglyMail analizza solo le email provenienti da alcuni servizi ed è disponibile esclusivamente per Gmail e sottoforma di estensione per Chrome, ma lo stesso Tulyaganov ha promesso che la compatibilità verrà espansa anche su Firefox e Safari e su ulteriori servizi che fanno uso di tale pratica. Non salva, né invia a server remoti alcun dato sensibile e il suo funzionamento è estremamente semplice: una volta verificata la presenza di un’email che fa uso della pratica del pixel tracking mostrerà infatti un’icona raffigurante un occhio al suo fianco, e sta all’utente decidere se aprirla e farsi tracciare o meno.

Per chi desidera invece un approccio ben più radicale e meno passivo può utilizzare PixelBlock, un’altra estensione per Chrome che blocca qualsiasi email che fa uso della pratica del pixel tracking. (fonte)

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