Ecco come l’orco adescava una bambina di 12 anni

orcoLo chiamava “micione mio” ma dietro quel nomignolo in realtà si nascondeva un orco e non un adolescente innamorato come le aveva fatto credere inizialmente.

Quell’amico virtuale conosceva bene i suoi gusti musicali e anche i suoi hobby, quelli comuni a tutte le bambine di 12 anni che cominciano ad affacciarsi alla vita e vogliono fare nuove esperienze. L’orco ha ascoltato i suoi problemi, ha solidarizzato con lei, le ha offerto attenzione, mostrandosi gentile e affettuoso.

Poi, una volta carpita la sua fiducia, ha cominciato a svelare i suoi reali intendimenti introducendo nelle conversazioni, sempre più frequenti, argomenti a sfondo sessuale. All’inizio le ha mostrato immagini erotiche che sono diventate sempre più spinte.

E una volta allentate le inibizioni le ha chiesto, tra mille complimenti («Sei bellissima.. il mio angelo», si legge in un messaggio inviato sul suo telefonino nel dicembre 2012) di inviarle a sua volta delle “fotine”. «Capisco amo mio quando fai la doccia fammi la fotina». E ancora: «K.. ti invio anche io le mie ok». È il micione che getta la maschera, convinto di avere ormai in pugno la sua preda: «Shiii piccolina vieni qui voglio darti tnt bacini sul visino».

E insieme alle lusinghe ecco i regali: «amo.. ti ricarico..». A quel punto il micione si mostra in chat col suo vero volto, quello di un ultracinquantenne residente nel centro Italia che ha anche precedenti penali per tentata violenza sessuale. Ma la bambina non lo sa.

Si fida di quell’uomo che pensa di conoscere e col quale si è scambiata pensieri e sogni per diversi mesi. Le indagini hanno consentito di appurare che in quattro mesi la bambina o ragazzina che dir si voglia, indotta a inviare video e immagini che la riprendevano in atteggiamenti erotici, aveva avuto oltre duemila contatti con la rete di pedofili, aveva scambiato 2.197 sms e contatti Skype, 133 telefonate e ricevuto sei ricariche telefoniche.

La bambina si fida al punto che sta per cedere alle richieste sempre più pressanti di lui che dice di volerla incontrare.

orco2Ma per fortuna la polizia postale arriva prima. I genitori della bambina infatti (che lavorano entrambi e quindi per alcune ore la lasciano sola in casa, chiusa nella sua camera dove ha il computer o impegnata a scrivere messaggi con il suo cellulare di ultima generazione che è in grado di fare fotografia e consente di accedere a internet) hanno notato che qualcosa non va nel comportamento della figlia.

La bambina è nervosa, sta sempre al telefono, così i genitori decidono di controllare il suo computer e il telefonino e trovano fotografie esplicite e mail sospette: a quel punto si rivolgono alla postale. E salvano la figlia dalle grinfie dell’orco e dai suoi compari. (messaggeroveneto)

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