Esiste ancora qualcosa oltre Facebook?

FB-OLTRE

Ci si sveglia la mattina e nel dormiveglia si prende in mano lo smartphone per dare un’occhiata a Facebook. Poi una sbirciatina al lavoro, tra una pratica e l’altra, per guardare un video divertente postato da un collega o per morire d’invidia di fronte al viaggio esotico di un conoscente. E poi magari ancora un giretto sul social quando si è al bar, mentre gli amici con cui si è in compagnia si infervorano in una discussione che non interessa, o c’è una pausa troppo lunga nella conversazione con la fidanzata. Prima di chiudere la giornata, a letto, con un’ultima lettura dell’attività dei propri amici e di qualche notizia curiosa.

Non è ancora una dipendenza, ma la maggior parte degli utenti di Facebook si può riconoscere in questo piccolo diario quotidiano del rapporto col social network più famoso del mondo: 17 minuti di connessione al giorno a persona, secondo stime della stessa società. Troppi secondo l’agenzia creativa olandese Just, che ha lanciato su Internet la campagna “99 giorni di libertà”: basta collegarsi al sito per aderire all’esperimento, che mira a stabilire se si è in grado di essere più (o meno) felici rimanendo scollegati dai propri amici virtuali per poco più di tre mesi. L’iniziativa è nata come risposta alla controversa ricerca comportamentale condotta da Facebook all’insaputa di quasi 700mila utenti, ma è anche un modo per riflettere su come le relazioni virtuali offerte da Internet abbiano trasformato la nostra vita e le nostre emozioni.

 

“Come a molti altri utenti, non ci è piaciuto l’esperimento sull’umore”, spiega l’art director dell’agenzia Merijn Straathof, “anche perché ciascuno di noi ha già un rapporto complicato con Facebook: chi odia essere taggato nelle foto, chi detesta litigare con altri utenti o semplicemente rimpiange il troppo tempo passato ad utilizzarlo. Così quando un collega ha chiesto agli altri come si sentono quando non possono accedervi, è nata l’idea dell’esperimento”. Ovviamente tutti i partecipanti (finora oltre 26mila) non possono che fare affidamento alla propria forza di volontà per non sbirciare gli aggiornamenti, usare le app collegate, e così via, e il sito promette di contattare ciascuno dopo 33, 66 e 99 giorni per verificare come va la “disintossicazione”.

Non è comunque la prima volta che il social network creato da Mark Zuckerberg viene criticato per l’assuefazione che la vita virtuale dà a chi la pratica: ad esempio Facebook Detox invita a condividere la propria storia di “ex dipendenza” con l’autore del blog, uno studente che racconta come la propria vita sia enormemente migliorata dopo avere abbandonato il social network. Ma anche senza essere troppo drammatici, perché in fondo qualcuno potrebbe sostenere che 17 minuti al giorno (o 28 ore libere in 99 giorni, come suggerisce Just) non sono poi un affare di stato, è interessante vedere come il rapporto con la virtualità abbiano influenzato di recente anche il cinema. Che ne ha tratto spunto per raccontare storie su chi ha deciso di condurre una vita anche sul web, dall’imperdibile film Catfish che ha poi generato una serie tv trasmessa da MTV sui rischi delle relazioni nate proprio su Facebook, al recente cortometraggio What’s on Your Mind che esplora il pericoloso confine tra vita vera e aggiornamenti di status. (fonte)

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