Facebook, come vengono segnalati i profili falsi

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Il profilo Facebook di Father Peter West, un sacerdote americano, è stato bloccato perché il suo nome non corrisponde a quello “vero” o, almeno, a quello che compare sui suoi documenti di identità. Padre West non è i primo, al punto che è stata aperta una petizione per chiedere a Facebook di permettere ai sacerdoti di poter usare il loro “titolo professionale”: oltre 10mila adesioni in pochi giorni.

Questa policy così rigorosa da parte di Facebook suona strana se si pensa che lo scorso anno, quatto mesi fa per essere precisi, Chris Cox, da Facebook, chiese scusa alla comunità LGBT perché il social network aveva bloccato alcuni profili perché usavano “nomi d’arte”. E quindi?

Quindi le Condizioni Generali di Utilizzo del social network lo spiegano chiaramente: “Facebook is a community where people use their authentic identities (…). “We require people to provide the name they use in real life; that way, you always know who you’re connecting with. This helps keep our community safe”.

Facebook vuole che usiamo i nostri veri nomi, quelli che utilizziamo nella “vita vera”. Con buona pace della privacy e del diritto all’anonimato o, semplicemente, all’ironia.

Tutti abbiamo almeno un amico su Facebook che usa uno pseudonimo. Perché non vengono bannati? Rue89 ha parlato con impiegato di Facebook che vuole restare anomino, che spiega:

«Le segnalazioni spontanee sono il solo modo che Facebook ha per impedire ai suoi iscritti di usare nomi falsi. Una équipe di moderatori contatta i profili segnalati per notificare loro la sospensione. Per tornare ad usare il social network devono dimostare la loro identità inviando un documento di identià valido».

Delazione, quindi? Un post un po’ vecchio (risale al 2012) di Yannick Vougeot, blogger francese che si occupa di informatica e social media, racconta (lo segnala sempre Rue89) che Facebook gli ha chiesto di segnalare il profilo di un suo contatto perché, apparentemente, non apparteneva ad una persona “vera”.

Un messaggio in popup gli chiedeva di “aiutare Facebook a capire meglio come le persone usano il social network. La risposta sarebbe rimasta anonima e non avrebbe creato problemi alla persona in questione”.

Vougeot dice di aver più volte risposto “desidero non rispondere”. Ma la finestra ha continuato ad aprirsi finché ha dovuto dare una risposta “vera”.

Vougeot ha contatto Facebook per segnalare questa “anomalia” e ha ottenuto questa risposta:

«La missione di Facebook è quella di rendere il mondo più aperto e connesso. Chi usa Facebook lo fa per rimanere in contatto con gli amici e la famiglia, per sapere cosa succede e per condividere ciò che pensa essere importante. Se usano la loro vera identità potranno sfruttare al massimo il sito perché questo implica una maggior responsabilità e un ambiente più sicuro. Usare nomi falsi è una violazione dei nostri principi per questo chiediamo agli utenti di segnalare i comportamenti che vanno contro questa policy (…) Verranno eliminati i profili che riteniamo non essere autentici e che contengono informazioni false».

Pare che Facebook abbia un bot che scannerizza i profili alla ricerca di pericolosi pseudonimi…

Foto: lifeHacker

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