Facebook, tra realtà (poca) e finzione (molta) – (video)

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Che ci piaccia o meno, accade. Perché il social network, quando abusato, logora.

Quando leggete gli stati dei vostri amici su Facebook, siete convinti che rispecchino la realtà dei fatti? Avete mai provato invidia per uno stato piuttosto che per un altro, rispetto alla vostra vita monotona di tutti i giorni? Siete tra quelli che restano incollati a Facebook tutto il tempo, per sbirciare i profili dei vostri conoscenti, reali o virtuali essi siano? Avete mai scritto stati più idilliaci di quanto sia la vostra realtà per ottenere maggiori ‘like’? Ogni tanto, uscite dal circolo vizioso del social network? O ciò che fate, finisce sempre nel vostro diario?

Interrogativi che rispecchiano una nuova realtà sociale. Quella imposta, appunto, da Facebook e altri social network. Una realtà, come detto, sociale; ma che di reale, spesso e volentieri, ha ben poco. Così si diventa tutti protagonisti, e nessuno lo è. Il tutto per la corsa ai ‘Mi piace’. E allora via alla frase più eclatante. E non importa se chi la scrive l’abbia capita o meno. O perché no, via a stati che ci mostrano per ciò che probabilmente in quel dato momento non siamo. E soprattutto, via alle foto. Perché anche la provocazione o l’attimo di felicità di uno scatto, magari solo per quello scatto, portano i tanto ricercati ‘like’. E poco importa se la realtà è l’opposto. Se non si ha un soldo, ma si mostra una foto in cui le nostre mani sono piene di banconote, probabilmente ne seguiranno molteplici ‘Mi piace’. Così come il mostrare una macchina troppo costosa per le nostre tasche, che magari non ci fa arrivare a fine mese. Ma per il ‘like’ questo e altro. Più per quello, che non per la vita reale. Come un tempo, quando se non si arrivava a fine mese, per lo meno si sfruttava l’automobile di lusso per uscire. (l’articolo continua sotto l’offerta di alcuni nostri servizi professionali)

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Ma oggi, anche questo sembra sorpassato. E se si esce, ci si premura di avere il device di turno per seguire più la vita virtuale, che non ciò che ci circonda nella vita reale. Un modello sociale che, per quanto triste, risucchia la maggior parte di noi. Rendendoci per lo più incapaci di ‘sentire’ ciò che il mondo reale ha da offrirci. Nasce così anche la malattia da social network. Vere e proprie depressioni dovute a una vita virtuale. Nel virtuale quanto nel reale. Perché se ci si può deprimere per quanto accade su Facebook; lo stesso vale per ciò che poi Facebook rispecchia nel reale. Come il sentirsi sempre più soli, nonostante si riesca furbescamente a ottenere una marea di ‘Mi piace’. E allora ci si mostra felici, quando in realtà felici non si è.

Tutto questo e molto altro accade a Scott Thomson, il protagonista del cortometraggio ‘What’s on your mind?’. Scritto e diretto da Shaun Higton. Il videomaker prende in considerazione tutti questi aspetti. Esamina la vita da social network. Studia stati e foto, cerca di determinarne la natura. Analizza esperienze reali di conoscenti, se non addirittura le proprie. E crea un video che rispecchia quanto sia triste la realtà di una persona; a discapito di quello che posta su Facebook. Un caso? Forse non ci rispecchiamo in Scott? O semplicemente non vogliamo rispecchiarci in Scott? Qualunque sia la risposta, il video parla chiaro. E non mostra nulla che non accada davvero. Anzi, che ci piaccia o meno accade. Perché il social network, quando abusato, logora. (fonte)

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