I dati personali più spiati su Facebook? Quelli delle donne incinta

INCINTA-FACEBOOK-DATIAttenzione a pubblicare informazioni personali sui social network: i vostri dati personali potrebbero essere “spiati” e rivenduti a peso d’oro. In particolare quelli delle donne incinta, il cui valore supera di 15 volte quelli degli altri utenti. E le aziende sono pronte a investire su potenziali galline dalle uova d’oro…

Per sfuggire al mercato pubblicitario, una sociologa americana è stata molto attenta a non lasciare alcuna traccia della sua gravidanza su internet e nemmeno tramite gli acquisti effettuati con la sua carta di credito. Un’esperienza estenuante ma piena di insegnamenti sulla vita privata.

Il quesito è questo: una donna può riuscire a nascondere ai pubblicitari il fatto che è incinta? Una domanda che può sembrare strana, ma lo è solo fino a un certo punto quando si viene a sapere che i dati personali di una donna incinta sono rivenduti a peso d’oro alle grandi marche che si occupano di prodotti per l’infanzia. I dati di una persona normale valgono all’incirca 10 centesimi di dollaro mentre per quelli di una donna incinta si arriva fino a un dollaro e mezzo.

Una donna incinta è infatti un boccone molto ambito dalle aziende perché è un potenziale cliente che spenderà sicuramente molti soldi nei primi anni di vita del proprio figlio o figlia. Le aziende cercano dunque di reperire i dati personali per inviare alle donne incinta le più disparate offerte pubblicitarie nella speranza di accaparrarsi una gallina dalle uova d’oro.

La sociologa Janet Vertesi, docente all’università di Princeton, ha rifiutato di elargire i propri dati personali e si è lanciata nell’impresa di impedire alle aziende di sapere della sua gravidanza. E la sua esperienza dimostra che ogni tanto si può anche riuscire a scappare dalle maglie del web. La sociologa è stata attenta innanzitutto alle tracce lasciate su internet. Non ha mai parlato della sua gravidanza su Facebook e si è assicurata che nessuna delle sue amiche lo facesse.

Qualche conoscente le aveva lasciato messaggi di complimenti sulla sua bacheca e lei li ha prima cancellati e poi rimosso gli autori dalla lista dei propri amici. Allo stesso tempo la donna ha evitato di utilizzare la sua carta di credito e le sue carte fedeltà per gli acquisti legati alla gravidanza in modo da non lasciare neppure tracce telematiche.

La cosa più inquietante, secondo la Vertesi, è che più cercava di nascondersi e più diveniva sospetta. Quando lei e il marito volevano comprare un passeggino con delle carte regalo Amazon, la catena di farmacie americane Rite Aid ha risposto dicendo che si trattava di un acquisto sospetto e avrebbero dovuto allertare le autorità. “Se non vuoi lasciare tue tracce sulla Rete credono che sei per forza implicato in un’attività criminale e sei considerato come un cattivo cittadino se cerchi di evitare il continuo tracciamento al quale siamo sottoposti”. (ai)

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