Facebook e le bufale che diventano realtà

CHECK014Notizie false fatte circolare come vere per attrarre i lettori. E lettori che credono a notizie esplicitamente false. Tra bufale e teorie del complotto, l’informazione alternativa rischia di sparire.

Da quando internet è diventato uno dei mezzi più importanti per far circolare l’informazione, si sono notate due conseguenze: da una parte è sempre più facile potersi documentare seguendo i circuiti alternativi – e quindi trovando informazioni vere e ben documentate, ma che non trovano spazio sui mass media tradizionali – dall’altra c’è stata un’invasione delle bufale. Notizie false create ad arte per colpire l’attenzione con titoli clamorosi, che scatenano un putiferio di condivisioni e commenti sui social network, ma che sono palesemente falsi.

Un ultimo esempio di questa serie bufale create ad arte per moltiplicare a più non posso le visualizzazioni è quella secondo cui “dal primo aprile i rom viaggeranno gratis sui mezzi di traporto pubblico”, apparsa sul blog JedaSupport. Misura attribuita a un fantomatico deputato di Sel, Beneamato, presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera. Ovviamente, non c’è nessun Beneamato di Sel che ricopra quel ruolo, e ovviamente la notizia è falsa. Basterebbe una veloce ricerca per rendersene conto, e vista l’assurdità di una misura del genere sarebbe lecito aspettarsi che ci si ponga almeno il dubbio sulla verità della notizia.

E invece sui social network la cosa viene subito presa per vera, con commenti che, al solito, insultano la nazione, parlano di una misura che “rientra nell’ottica italiana, grazie alla quale vengono perseguiti solo i controllabili”, e via così. Solo alla fine appare qualcuno che fa notare come la notizia sia falsa. Ma intanto, subito dopo essere apparsa, la bufala ha preso a circolare alla velocità della luce in rete, risulta letta da oltre 12mila persone, ed è facile prevedere che la maggior parte di queste possa anche averci creduto.

Altro sito che su bufale di questo tipo costruisce la sua “reputazione” (e soprattutto la sua dose di visualizzazioni) è il Giornale del Corriere, che con frequenza regolare immette sul web bufale costruite ad arte e che ha come slogan: “La verità su ciò che gli altri non vogliono rivelare”. Verità che però non fa decisamente il suo ingresso su questo sito, visto che solo negli ultimi giorni si trovano notizie che raccontano di come l’Ilva rischi di eslodere, di come sia stata vietata la vendita dei pupazzi dei Simpson in quanto “osceni”, delle frecce tricolori in vendita su eBay, ecc. ecc.

Una delle bufale rilanciate dal Giornale del Corriere che ha avuto la massima diffusione riguarda però l’abolizione del canone Rai da parte della Corte Europea. E anche questo fa capire quali siano i punti su cui le bufale insistono nella maggior parte dei casi: xenofobia e soldi. Punti su cui è fin troppo facile ottenere l’attenzione delle persone. Tra i tanti siti che cercano in questo modo di massimizzare le visite troviamo anche Altra Informazione. E tutti questi blog e siti hanno in comune una cosa, pubblicizzarsi come quelli che forniscono “le notizie che altri non ti danno”. E non le danno, nella stragrande maggioranza dei casi, perché sono inventate di sana pianta.

Diverso il caso dei siti che pubblicano bufale appositamente, come forma particolare di satira. È il caso del sito Notizie Pericolose (“dove la leggenda diventa notizia”) e Il Lercio, che pubblica notizie come “pattinatrice resta incinta durante l’esibizione”, “radiato l’idraulico che non trombava le mogli sole in casa”. Bufale esplicite, a cui nessuno potrebbe credere. Vero? In realtà non proprio, visto che non capita di rado che le persone prendano per vere notizie che non avevano neanche lo scopo di essere prese per vere. (l’articolo continua sotto l’offerta di alcuni nostri servizi professionali)

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Un esempio per tutti, la notizia del bollo sulle carrozzine per i disabili approvata dal governo Letta. Una provocazione, magari di cattivo gusto, ma a cui è difficile credere. E però per qualche giorno in rete si è scatenato il panico: “Invece di prosciugare noi, dimezzatevi il vostro stipendio e i vostri vizi: vedrete che così potremo risanare il Paese”.

Ma come si fa a far diventare virale una bufala e perché la gente ci crede? Il fatto è che molte persone usano internet proprio per cercare informazioni alternative, convinte come sono che sui media tradizionali circolino solo notizie gradite “al regime”. E così, spesso e volentieri, il desiderio di trovare “quello che gli altri non dicono” fa prendere per vere notizie che sono state inventate proprio allo scopo di farci cadere in trappola. E tra bufale e teorie del complotto sempre più improbabili (basti pensare alla diffusione della teoria delle scie chimiche), quello della diffusione di false informazioni attraverso il web e i social network è stato indicato come uno dei maggiori rischi per la società moderna, nell’ultimo report stilato dal World Economic Forum.

Per fortuna, dove c’è chi lucra sulle bufale, c’è chi si adopera per fornire un servizio anti-bufala, com’è storicamente il caso del sito di Attivissimo. Purtroppo, però, nella maggior parte dei casi la circolazione dei post di chi smonta le bufale non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella che le notizie false ottengono nel giro di pochissimo tempo. (fonte)
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