L’Iran senza velo: la campagna delle donne su Facebook

iran-donne-fbE’ una campagna di sensibilizzazione per le ragazze. L’iniziativa ha già molto successo: in soli 4 giorni ha fatto registrare piú di 8000 adesioni su facebook. “Non è una rivoluzione la mia” – dice Masih Alinejad – “ho voluto solo dare l’opportunitá alle donne iraniane di mostrarsi per quello che sono”

Una giornalista attivista iraniana esiliata in Inghilterra ha promosso sulla sua pagina facebook una iniziativa dal titolo “La libertá rubata delle Iraniane”. Una campagna di sensibilizzazione con la quale invita le ragazze iraniane a diffondere le loro foto senza il velo. Il successo della pagina è in continua ascesa, in soli 4 giorni ha già fatto registrare piú di 8000 adesioni. “Non è una rivoluzione la mia” – ci spiega Masih Alinejad – “ho voluto solo dare l’opportunitá alle donne iraniane di mostrarsi per quello che sono”.

In Iran vige l’obbligo del velo. L’Hijab, cosí é chiamato in Iran il velo che copre la testa e non permette di mostrare i capelli. Malgrado una grande parte della popolazione indossi volontariamente l’Hijab con senso di appartenenza sia per motivi culturali che religiosi, un’altra parte è fortemente contraria a questa imposizione. La questione del velo in Iran è stato motivo di forti discussioni, anche politiche. Nel 1936 lo Shah di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, lo bandí perché considerato simbolo di arretratezza mentre divenne obbligatorio nel 1979 con l’Ayatollah Komeyni a ridosso della Rivoluzione Islamica. Da allora in poi si sono susseguite manifestazioni di protesta con la debole speranza di dare libertá di scelta alle donne iraniane.

L’Art. 638 del Codice Penale Iraniano. Dalla Rivoluzione Islamica a oggi le donne in Iran sono state spesso arrestate o multate per non aver osservato scrupolosamente l’uso del velo. In base all’articolo 638 del codice penale iraniano ratificato nel 1996, le donne che compaiono in pubblico “senza indossare una copertura religiosamente accettabile” sono punibili con una pena detentiva compresa fra 10 giorni e due mesi, oppure con una multa. L’attrice iraniana Marzieh Vafamehr, venne arrestata nel 2011 per aver preso parte al film australiano “La mia Teheran in vendita”, nel quale in due distinte scene era stata ripresa senza velo. A distanza di trent’anni dalla Rivoluzione, la polizia iraniana vigila con rigore sulla popolazione femminile, affinché il velo venga indossato nella maniera piú corretta. Le iraniane moderne hanno utilizzato nuove strategie e il velo di oggi é per lo piú simbolico e lascia invece intravedere i capelli.

Regole precise anche per il Web. Qualche tempo fa il procuratore della città di Sirjan, nel sud-est dell’Iran, Mehdi Bakhshi, aveva dichiarato: “Le donne iraniane che pubblicano le proprie foto senza il velo sul web compiono un reato, violano la legge islamica e devono essere punite in base alla Sharia”. Invitava dunque le donne iraniane a rispettare il codice etico islamico anche sul Web. Il procuratore aveva fatto riferimento in particolare alle numerose immagini a capo scoperto pubblicate dalle ragazze iraniane su Facebook, social network tra l’altro proibito in Iran ed accessibile solo attraverso l’utilizzo di sistemi per aggirare la censura. Ricordava, inoltre, che le attività sulla rete vengono monitorate dall’intelligence e dissuadeva perciò dal fare propaganda contro la Repubblica Islamica attraverso il Web.

La provocazione di Masih Ali-Nejad. Non sembra temere ritorsioni la giornalista Masumeh Ali-Nejad, soprannominata Masih, attivista iraniana collaboratrice di diversi giornali di propaganda contro l’Iran, dove non vive e questa sua forzata libertà l’ha portata a diffondere una foto su facebook di quando ancora si trovava nel suo Paese, alla guida della sua auto con i capelli al vento e senza hijab. Masih é stata editorialista del quotidiano riformista Etemad Melli. Nel 2005 venne espulsa dal Parlamento, dove svolgeva l’attività di cronista, in seguito alle forti polemiche che aveva provocato la pubblicazione di un suo articolo in cui rivelava un aumento degli stipendi dei deputati, passato sotto silenzio dal resto della stampa iraniana. A seguito di quell’episodio Masih venne considerata persona non gradita in Iran ed ora vive in esilio in Inghilterra.  

Non una rivoluzione, ma solo una ‘libertà rubata’. Dopo aver pubblicato qualche giorno fa la sua foto senza velo, Masih ha chiesto alle ragazze iraniane di seguirla in questa provocazione, definendola una ‘libertà rubata’. “Avete anche voi foto come questa?”, ha chiesto online e la risposta non si é fatta attendere. In meno di cinque giorni piú di ottomila foto di donne iraniane senza velo sono state diffuse attraverso la sua pagina facebook. Si vedono donne ritratte senza velo, in uno scatto rubato  al mare, in montagna, al parco. “Le donne – racconta Masih – in Iran non hanno nemmeno la sensazione di poter sentire ‘il vento tra i capellì a causa del velo. Ho semplicemente chiesto come giornalista di condividere con me questi scatti della loro vita quotidiana. Queste ragazze non parlano di politica, mostrano semplicemente se stesse. Perché dovrebbero essere punite?”

Le conseguenze di un gesto imprudente. Il giornale iraniano Fars News ha già criticato la scelta ‘ardità di Masih, definendola al contrario proprio un atto sovversivo. Le conseguenze di questa ‘libertá rubatà potrebbero infatti portare a severi provvedimenti da parte delle Autoritá. Alcune di queste donne, sono state giá precedentemente arrestate per avere indossato abiti ‘non conformi all’Islam’, come da loro denunciato sotto alle foto postate su facebook.  Potrebbero essere sottoposte all’arresto definitivo. Masih forse non aveva calcolato quanto un gesto cosí ‘semplicè al primo impatto avrebbe invece avuto un cosí grande seguito. Pur non parlando di politica, le foto senza velo sono immagini di una realtá proibita, una realtá che in molti vorrebbero cambiare e che per ora non cambierá. Imprudentemente non sono state prese in considerazione le conseguenze di tale gesto, che se da una parte ha sensibilizzato nuovamente sull’argomento ‘velo’, dall’altra rischia di alimentare un maggior rigore da parte delle Aautoritá, giá pronte ad adottare nuove restrizioni nei confronti delle donne. (repubblica)

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