Pirateria online, perquisizioni della Guardia di Finanza

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Continuano le vicissitudini relative al più grande sequestro contro la pirateria online mai effettuato in Italia: la Guardia di Finanza ha effettuato una serie di perquisizioni nei riguardi dei titolari di alcuni dei siti incriminati, ma la strada da seguire potrebbe essere del tutto diversa.

Prosegue l’operazione anti pirateria della Guardia di Finanza partita lo scorso marzo su ordine del Giudice per le indagini preliminari di Roma e su richiesta della procura della Capitale. Perquisizioni sono state compiute dalla militari del nucleo speciale per la radiodiffusione e l’editoria della Guardia di Finanza nei riguardi dei titolari (tre italiani ed uno straniero) di alcuni dei quarantasei siti internet sequestrati, che, in violazione delle norme sul diritto d’autore online, diffondevano migliaia di opere cinematografiche, tra cui numerosissimi film in prima visione assoluta, anche di produzione italiana.

Nel corso delle perquisizioni – disposte dalla Procura di Roma e eseguite a Bergamo, Treviso, Cosenza e Frosinone – sono stati acquisiti nuovi elementi di prova a carico degli indagati. Durante l’attività investigativa inoltre, sono stati sequestrati altri tre siti “pirata”, attraverso i quali due dei quattro indagati hanno continuato le loro attività illecite, mediante la duplicazione dei siti già oscurati lo scorso marzo, di cui uno – unico ad essere stato dissequestrato dal Tribunale del Riesame – e’ stato nuovamente sequestrato: il responsabile aveva mutato il nome del dominio cosi’ da eludere il precedente provvedimento di sequestro.

Secondo quanto riportava TMNews infatti, il tribunale del riesame di Roma, in risposta a una istanza dell’avvocato Fulvio Sarzana, lo scorso 3 aprlie ha annullato il sequestro che era stato disposto dal Gip e ha ordinato al PM di procedere alla restituzione del portale filmakerz.org.

Il collegio di giudici della libertà presieduto da Claudio Carini, ha specificato nelle motivazioni della decisione che gli investigatori non sono stati in grado di fornire “alcun elemento informativo idoneo a rappresentare, con un minimo di approfondimento quali fossero le opere d’ingegno fruibili, al fine di verificare la sussistenza della violazione del diritto d’autore”.

L’operazione di oggi è un duro colpo per la pirateria online, che facendosi scudo del fatto che l’immissione in rete di contenuti protetti dal diritto d’autore deve rappresentare un effettivo lucro per coloro che se ne avvalgono, ha da sempre un vantaggio legale e “tecnologico” nei confronti di chi la contrasta.

Pochi giorni dopo il maxi sequestro infatti, gran parte dei siti sotto accusa risultavano di nuovo accessibili. Per spiegare in termini pratici la natura del problema, è necessario chiarire il processo tecnologico con il quale le Autorità bloccano l’accesso ai siti illegali. Partendo dal presupposto che il sequestro fisico dei siti pirata è sostanzialmente impossibile perchè generalmente i server ai quali si appoggiano queste piattaforme sono situati in paesi esterni all’Unione Europea (principalmente asiatici), tecnicamente le modalità di oscuramento dei domini in questione sono sostanzialmente due: la prima, molto efficace e difficilmente superabile, prevede il blocco totale dell’IP che contiene il sito incriminato, mentre una seconda prevede il blocco del dominio via DNS.

Il problema fondamentale del blocco dell’IP è la natura stessa delle attuali architetture di rete, che non vedono un indirizzo univocamente assegnato ad ogni sito, ma che sono strutturate in modo da poter contenere sotto un unico IP, diversi siti non necessariamente collegati tra loro. In sostanza, inizialmente realizzata mediante il blocco degli IP dei quarantasei siti che violavano il copyright, la maxi-operazione messa in atto dalla Guardia di Finanzia è stata da subito influenzata da un problema molto grave, che ha provocato l’impossibilità di accedere anche a centinaia di siti del tutto esterni alla faccenda.

Per risolvere realmente il problema, sarebbe necessario un cambiamento di rotta. I freni principali della lotta a questo tipo di pirateria, sono che la stragrande maggioranza dei siti che forniscono i link incriminati si appoggia a server esterni al territorio italiano e che raggirare qualsiasi tipologia di blocco tecnico è molto semplice (basterebbe copiare il sito e spostarlo su un altro dominio).

Anche se non in maniera diretta, lo scopo principale che tiene in vita questi siti è il lucro, guadagno che però avviene senza spingere gli utenti ad “acquistare” i contenuti illegali. Il cuore di questi sistemi sono le piattaforme di advertising che vengono integrate sapientemente nei portali pirata, che portano ai rispettivi proprietari un guadagno non indifferente, ma che rappresentano aziende ben strutturate sulle quali sarebbe possibile agire legalmente: obbligando le piattaforme di advertising a effettuare un controllo sulla legalità dei siti che aderiscono alle campagne pubblicitarie (e quindi eliminando ogni forma di pubblicità dai siti pirata) porterebbe ad una radicale diminuzione del fenomeno. (tfp)

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