Quando il computer è troppo “personal”

COMPUTER-PERSONAL

«Buongiorno, ho il pc rotto, vorrei sapere quanti giorni impiegate a ripararlo», chiedono. La vita sarebbe facile fosse così, esistesse davvero qualcuno in grado di risolvere i problemi a prescindere dalla misura del danno, che potesse sovrintendere a tutto e tutto sistemare.

Ecco una sintetica ricostruzione di quanto succede nel rapporto (a volte molto difficile) tra chi ha “rotto” un computer e chi lo deve riparare.

Tesi, fotografie, documenti di lavoro

Non è forse il sogno di tutti il tasto rewind, ritornare indietro e cambiare strada o anche soltanto, a volte, ritrovare ciò che si è perduto? «Se non recupero i dati mi suicido», ha detto un giorno una donna in lacrime. Un altro tizio, fotografo per professione, ha perso le immagini, tutte le immagini, di un matrimonio, il suo lavoro. Studenti che perdono tesi di laurea. Mamme che arrivano ad avere il figlio di 14 anni senza più una fotografia del figlio nei suoi primi 14 anni. Perdere i dati è perdere una parte di sé stessi; e quando perdi te stesso puoi soltanto chiedere aiuto.

C’è chi cambia vita

Porta il computer ad aggiustare, sottoscrive un preventivo, poi non ritira la merce. Abbandona tutto. Una volta chiama un tizio: «Un po’ di tempo fa ho portato un pc da voi, e non sono mai riuscito a venire a prenderlo». Pausa. «In realtà è un bel po’ di tempo fa». Erano passati due anni. Cosa rara? No: ogni cento riparazioni, succede una volta o due.

I complottisti

Una signora cambia operatore telefonico e si convince che l’abbandonato voglia rivalersi. «Non è che il vecchio gestore mi manda i virus?». Signora, direi di no. «Non è che il vecchio operatore mi blocca il pc per ricattare il nuovo gestore?». Signora, direi che è impossibile. «È sicuro?».

Il luogo comune dà sicurezza

Le certezze degli utenti sono tre. Primo: «Norton è pesante»; secondo: «Il Mac non prende virus»; infine: «Vista fa schifo». Anche gli anziani lo sanno, o meglio: ne sono convinti. Perché Norton era pesante nel 2003, i Mac non prendevano virus quando erano poco diffusi e con un processore lento tutti, non soltanto Vista, sono in difficoltà.

Quelli con la vita smontata.

C’è chi si presenta in negozio con un sacchetto, con dentro i pezzi di quello che era il loro pc. «Me lo aggiusta?». Sì, ma prima lo deve rimontare. «Se m’impresta un cacciavite lo rimonto qui». No, mi dispiace, lo rimonti a casa. E il cliente sparisce.

Anche gli adulti fanno «Ooh!»

Quando dici che Office va pagato. «Me lo installi gratis». «Eppure il mio amico…». «Ma ce l’hanno tutti». I concetti diritto d’autore, licenza, giusto compenso per un’opera dell’ingegno sono sconosciuti: si stupiscono tutti.

Porno

Dieci film porno sul desktop passino, in fondo sono icone. Ma lo sfondo con un uomo nudo pronto all’amore no, il tecnico di quell’immagine subisce il fastidio. Salva la foto, imposta un colore neutro, lavora, e poco prima della consegna ripristina l’originale.

Tuttavia, chi decide cosa è «normale»?

Uomo: «Può mandarmi un tecnico per il pc, che io devo dormire perché devo fare poi la notte?». Altro uomo: «Ho fatto rissa, il pc ha preso un pugno e si è rotto». Donna: «Il mio computer ha preso un’onda di tè». Donna: «Ho il computer pieno di formiche». Uomo: «È possibile mettere una telecamera sull’auto per vedere chi me la riga la notte?».

Alla fine.

Scrive Chuck Palahniuk: «La stessa cosa che succede nella stragrande maggioranza delle preghiere, il più di quello che vi capita di ascoltare sono lamentele e domande. Aiutami. Ascoltami. Guidami. Perdonami». In sostanza ti prego di volermi bene così come sono, anche se sono un po’ rotto: questo desidero quando ti chiedo l’aiuto. Per il mio computer, che neppure troppo in fondo è me. (Chuck Palahniuk, all’anagrafe Charles Michael Palahniuk, è uno scrittore e giornalista freelance statunitense. Il suo primo romanzo Fight Club è diventato un best seller dopo l’uscita del film omonimo del 1999, diretto da David Fincher) (tratto e modificato da fonte)

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