Sesso social: sex selfie, sexting e pornovendette

sesso-socialChiunque abbia trascorso più di trentacinque secondi su Internet negli ultimi vent’anni sa già che il binomio tra la Rete e il sesso è inscindibile, e la comunicazione digitale ha moltiplicato le occasioni di incontri, come si dice in questi casi, piccanti – sia limitati all’ambito virtuale, sia riportati poi nella vita di tutti i giorni. Né è una novità che l’avvento degli smartphone sempre connessi (e in grado di girare video di qualità più che accettabile) abbia moltiplicato la circolazione di materiale erotico nonché l’intenso traffico di foto e video tra amanti, coniugi, fidanzati, amici in cerca di divertimento o perfetti sconosciuti.

Quello che ancora mancava era uno studio che proponesse anche numeri, cifre e dati per avere un’idea di come il fenomeno del cyber-sesso venga vissuto in Europa e negli States. Ci ha pensato un istituto francese, l’IFOP, che ha intervistato 4.665 persone tra i 18 e i 69 anni e abitanti tra Francia, Italia, Spagna, Germania e Stati Uniti chiedendo loro quale fosse il loro rapporto con il sesso online. In particolare, sono tre gli argomenti di cui si parla nella ricerca: sexting (altrimenti detto: messaggi a sfondo sessuale), sexselfie (autoscatti post-coito, quando non pre- o durante-; esiste persino un account collettivo su Twitter, ovviamente vietato ai minori) e revenge porn, il “porno per vendetta”, abitudine che sta a cavallo tra l’erotismo e il bullismo. I dati sulla ricerca li riporta Ansa; questi i più interessanti:

• più si è giovani più si tende a usare la tecnologia a scopo sessuale – fin qui, niente di sconvolgente

• in America, un giovane sotto i 35 anni su quattro si è scattato un sexselfie; numeri che decrescono in Europa, dove si attestano tra il 9% della Spagna e il 15% della Francia

• anche il sexting (che sia solo verbale o anche fotografico) è più diffuso in America, ma anche l’Europa si difende, con una media di un intervistato su tre che l’ha praticato in vita propria

• le percentuali decrescono quando si parla di video espliciti, probabilmente a causa dell’alto rischio per la propria privacy: solo il 7% degli europei possiede autoscatti hot, mentre un altro grande classico come lo strip via webcam non supera il 5%

I veri problemi, però, arrivano quando si parla di pornovendetta: pochissimi l’hanno fatto (tra l’1 e il 6% in Europa, percentuale che sale a uno spaventoso 25% in America), ma molti ammettono che potrebbero farlo in futuro – con tutte le conseguenze che questo può avere sulla vita delle vittime. (youtech)

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