Veronica, “racconto la mia leucemia su Facebook”

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Veronica, 28 anni: «Non facciamone una vicenda strappalacrime, lanciamo un messaggio forte che scuota le coscienze»

«Però, ti prego: non facciamone una storia strappalacrime, visto che sono la prima a non piangermi addosso. Lanciamo piuttosto un messaggio forte, che scuota le coscienze». Veronica ti sorprende così, fin dal primo approccio: pochi fronzoli e una grinta che t’investe, nonostante la voce incrinata dall’emozione e dalla fatica delle cure ospedaliere. Veronica ha 28 anni, abita a San Rocco con il compagno Davide. E ha scoperto, lo scorso maggio, di essere malata di leucemia: «D’improvviso, ho notato delle macchie rosse sul mio corpo: ho fatto le analisi, ed eccomi qua».

Veronica Maccagnan parla da un letto dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dov’è ricoverata da quasi un mese: da quella stanza, nelle scorse ore, ha lanciato attraverso Facebook un messaggio che ha emozionato e commosso, tanto da guadagnarsi una selva di «mi piace» (oltre 2.150) e un numero di condivisioni (quasi 1.500) da far invidia a una star della musica pop.

Messaggi sulla bacheca, mail private, persino un mazzo di fiori fatto recapitare in ospedale dal gruppo “Sei di Gorizia se…”, al quale ha affidato il proprio pensiero: non una richiesta di supporto, ma un appello a informarsi sulla donazione di sangue e di midollo, «ché, finché non ci sbatti la faccia, non ti rendi conto di quanto determinante possa essere donare: una volta fuori di qui, mi piacerebbe impegnarmi in questo senso. Intanto, spero che il mio appello venga raccolto da quante più persone possibili».

Sono centinaia le persone sconosciute che in questi giorni le hanno scritto sul social network. «Dicono che sono un esempio, che ho colpito per il mio coraggio: in realtà – sospira imbarazzata – sono semplicemente una ragazza che ha condiviso un momento particolare della sua esistenza, con un obiettivo preciso: sensibilizzare quanta più gente possibile sul tema della donazione». Che Veronica ha scoperto direttamente tra le corsie del nosocomio di Udine, «dove si aggirano persone speciali, dai dottori al personale paramedico: sono tutti fantastici».

Tra qualche giorno, esaurito il primo ciclo di cure, la giovane goriziana potrà tornare a casa e riabbracciare gli amici, prima di riprendere la chemioterapia: «I medici dicono che sono stata fortunata, perché fortunatamente la malattia è stata presa in tempo e il tipo di leucemia consente una risposta efficace alle cure – racconta -. Chi mi sta accanto inizialmente era spaventato, com’è naturale che fosse: la mia reazione, però, li ha rasserenati: sento attorno a me tanto affetto, anche da parte di chi conosco soltanto attraverso Facebook». (l’articolo continua sotto l’offerta di alcuni nostri servizi professionali)

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Fuori dalle mura dell’ospedale c’è una vita da vivere, tra torte sopraffine da preparare (la giovane goriziana è una cuoca provetta), allenamenti di Trx (una disciplina ideata da un ex marine e che prevede allenamenti in sospensione) e gli immancabili libri sul comodino: «Facevo la commessa e mi sono licenziata perché dovevo iniziare a lavorare come segretaria in uno studio legale: sono stata un po’ sfigata», ride con la stessa naturalezza con la quale ha postato sui social network una foto che la ritrae dopo il primo ciclo di cure. Il futuro? «Il mio fidanzato paragona questa fase della mia vita a una gara di triathlon: inutile pensare al traguardo, mi concentro su ciascuna delle ore che mi separano dalla prossima frazione». (fonte)

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