Cos’è il movimento contro l’anonimato in rete

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In questi mesi il ”movimento contro l’anonimato” in rete ha lentamente guadagnato consensi. La prima scintilla scoccò nel 2010, quando la rivista American Journalism Review pubblicò: «è arrivato il momento di vietare i commenti anonimi online». A partire da quella anche troppo coraggiosa presa di posizione, vari siti di news – fra cui quello di ESPN, Huffington PostPopular ScienceSporting News e USA Today – hanno vietato la possibilità di commentare anonimamente o hanno eliminato del tutto la sezione dei commenti.

Nell’agosto del 2013, lo stato di New York discusse persino una legge (un po’ esagerata) che avrebbe imposto agli amministratori di tutti i siti Internet di rimuovere i commenti anonimi da «social network, forum, message boards o qualsiasi altro sito che ospita discussioni dove la gente può conversare sotto forma di messaggi scritti».

Il ”movimento contro l’anonimato” si basa su due presupposti.

1. Quando agli utenti è permesso postare dei commenti in forma anonima, le discussioni scivolano inevitabilmente verso l’inciviltà e l’insulto. L’idea che l’anonimato sia una cosa negativa, ovviamente, non è nuova: la legge di Godwin, che dichiara che più si estende una discussione fra utenti anonimi più aumenta la possibilità che arrivi qualcuno che fa paragoni coi nazisti o con Hilter, è del 1990. Studi più recenti delle sezioni di commenti anonimi non sono stati incoraggianti. Nel 2010, l’editorialista e vincitore del Premio Pulitzer Leonard Pitts scrisse che le sezioni dei commenti «sono diventate un rifugio per la bigotteria, il livore, la volgarità, l’imprecisione fattuale e la pura e semplice cattiveria che colpisce ciò che resta delle nostre buone maniere e del decoro». Nel 2012, il giornalista di Buzzfeed John Herrman concluse uno studio informale delle discussioni online descrivendo la sezione di commenti anonimi di YouTube come «una stanza riempita da un milione di scimmie con un milione di macchine da scrivere che non sono riuscite a scrivere neanche la metà dell’Amleto perchè sono troppo occupate a lanciarsi feci l’una contro l’altra». La maggior parte delle critiche alle sezioni di commenti affonda le sue ragioni in una valutazione pessimistica sulla qualità e sul tono delle discussioni online.

2. Si ritiene che i commentatori anonimi esercitino una notevole influenza sugli altri utenti di Internet. All’azione dei commenti anonimi vengono attribuite tante e diverse cose. Secondo alcuni l’anonimato rende possibile quel tipo di bullismo online che produce, nelle persone più vulnerabili delle comunità online, scarsa fiducia in se stessi e sentimenti di alienazione. Secondo altri, i commentatori anonimi «hanno abbastanza influenza da poter cambiare nel lettore la percezione di una certa notizia» e la loro propensione per certe politiche pubbliche. A prescindere dalle lamentele specifiche, comunque, i critici dell’anonimato credono che le sezioni dei commenti possano robustamente influenzare le convinzioni, le opinioni e i comportamenti di quelli che le leggono.

Ma le prove sugli effetti dei commenti anonimi sono piuttosto scarse.

Mentre continua il dibattito accademico sulla validità del primo assunto del movimento contrario all’anonimato (quiqui e qui) solo due studi sperimentali sono stati condotti per testare il secondo assunto: il primo si occupa delle opinioni dei giovani universitari sudcoreani in materia di politiche pubbliche e il secondo tratta la percezione sulle nanotecnologie degli americani.

Decisamente assenti, dunque, sono studi che si chiedano estesamente se i commenti anonimi influenzino i sentimenti dei lettori nei confronti dei media che li ospitano. La cosa è sorprendente se consideriamo la vivacità del dibattito sulle origini della crescente cattiva opinione della gente verso i media e se pensiamo a quante testate giornalistiche abbiamo adottato strumenti interattivi online per migliorare la loro immagine presso i lettori di news.

Per gettare un po’ di luce sulla reale importanza dei commenti anonimi rispetto alla percezione che la gente ha dei media è stato condotto un esperimento basato su un sondaggio in cui a diversi utilizzatori di Internet è stata fatta leggere la sezione di commenti anonimi di un’ipotetica storia tratta dalla rivista USA Today, che conteneva una quantità variabile di critiche verso i media. Per la precisione, i partecipanti venivano assegnati in modo casuale a uno di quattro gruppi a cui venivano fatte leggere una di quattro sezioni di commenti diverse:

  • una di “lodi ai media” (dove i commenti usavano aggettivi positivi per descrivere l’alta qualità dell’articolo),
  • una di “critiche ai media” (dove i commenti usavano aggettivi negativi per descrivere la bassa qualità dell’articolo in questione),
  • una “mista” (dove i commenti erano tratti in numero uguale da quelli di lodi e di critiche ai media) e infine
  • una “senza commenti” (dove la sezione dei commenti era lasciata vuota).

Successivamente è stato chiesto ai partecipanti di dare un voto a USA Today e alle organizzazioni giornalistiche in generale (“news media”) usando una cosa che è stata definita “termometro dei sentimenti”.

Coerentemente con le preoccupazioni di chi è contrario all’anonimato su Internet, sono state rilevate forti indicazioni su come i post anonimi modifichino le percezioni dei lettori. Per la precisione si è riscontrato come gli utilizzatori di Internet diventassero significativamente più negativi nei confronti dei media e di USA Today se esposti a una sezione qualsiasi di commenti anonimi. Cosa in certa misura sorprendente è che questo tipo di effetto era vero anche per i partecipanti che avevano letto i commenti di “lodi ai media”. Il grafico qui sotto mostra il voto medio dato a USA Today e ai media in generale per ognuno dei quattro gruppi.
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In breve, fa poca differenza che i commenti anonimi trattino gli articoli solo con lodi o critiche, il voto medio che i lettori danno ai siti di news soffre sempre quando insieme agli articoli sono presentate le sezioni di commenti anonimi.

Naturalmente questo singolo esperimento non può spiegare il complesso andamento delle percezioni del pubblico statunitense verso le organizzazioni giornalistiche durante l’ultimo decennio. Inoltre, questa ricerca non può dire nulla circa il valore delle sezioni di commenti non anonimi.

I risultati della ricerca, tuttavia, mostrano che il diffuso utilizzo di sezioni di commenti anonimi nei media non aiuta a rallentare il declino di consenso da parte dei lettori. Quando si prendono in considerazione queste cose, insieme alle significative responsabilità legali dei siti di news che ospitano commenti anonimi sulle loro pagine, i risultati indicano che nel farlo ci sia molto da perdere e ben poco da guadagnare.

In altre parole, le organizzazioni giornalistiche che hanno cara la propria reputazione dovrebbero eliminare la loro sezione di commenti. (Tratto e rielaborato da ©2014 – The Washington Post)

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