Negli ultimi mesi si registra un preoccupante aumento di falsi profili social che impersonano militari e appartenenti alle Forze dell’Ordine. Le immagini in circolazione mostrano giovani donne in uniforme (Carabinieri ed Esercito) con espressioni di profonda sofferenza e didascalie strazianti (“Aiutatemi”, “Ho visto la cosa peggiore della mia vita”). Questi contenuti non sono reali: sono il prodotto di Intelligenza Artificiale (AI) e tecniche di deepfake, create appositamente per ingannare gli utenti.
Come funziona la truffa
I truffatori sfruttano l’autorità e la fiducia che la divisa ispira, unite all’empatia suscitata da un volto in lacrime, per agganciare le vittime. Il meccanismo segue spesso lo schema delle “Romance Scam” o truffe affettive:
- L’esca emotiva: Un’immagine realistica di una “soldatessa” o “carabiniera” in difficoltà cattura l’attenzione e spinge gli utenti a commentare o inviare messaggi di solidarietà.
- Il contatto: Una volta stabilita la connessione, il truffatore (che spesso opera dall’estero) inizia una conversazione privata, costruendo una relazione di fiducia o sentimentale.
- La richiesta: Dopo aver manipolato emotivamente la vittima, scatta la richiesta di denaro (per “spese mediche”, “biglietti per tornare a casa”, “problemi legali” o “sbloccare fondi”), oppure il furto di dati sensibili.
L’uso dell’AI rende queste immagini estremamente credibili a un primo sguardo: volti generati sinteticamente (GAN) possono sembrare perfetti, ma spesso nascondono dettagli rivelatori (errori nelle mostrine, sfondi incongruenti, texture della pelle innaturali).
I rischi per la sicurezza
Oltre alla truffa economica ai danni dei singoli, questo fenomeno rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale e l’immagine delle Istituzioni. Profili falsi possono essere usati per diffondere disinformazione, minare la fiducia nelle Forze Armate o, in scenari più complessi (spionaggio), avvicinare personale reale per estorcere informazioni sensibili (honey trapping). Il Ministero della Difesa e la Polizia hanno già lanciato allarmi specifici su queste campagne di disinformazione.
Come riconoscere i profili fake e difendersi
Per non cadere nella trappola, è fondamentale adottare un approccio critico:
- Analizza l’immagine: Cerca difetti grafici tipici dell’AI (dita delle mani deformi, scritte illeggibili sulla divisa, accessori che si fondono con la pelle). Le divise nelle foto fake sono spesso un mix di elementi non regolamentari.
- Verifica la fonte: Diffida di profili non verificati che pubblicano solo contenuti drammatici o richieste di aiuto generiche. I canali ufficiali delle Forze Armate hanno sempre la spunta blu di verifica.
- Non inviare mai denaro: Nessun militare chiederebbe soldi a sconosciuti sui social per “tornare a casa” o per emergenze di servizio.
- Segnala: Se incontri questi profili, segnalali immediatamente alla piattaforma social come “falso account” o “truffa” e, se hai dubbi, contatta la Polizia Postale.
La difesa migliore rimane la consapevolezza: sui social, l’abito (o la divisa) non fa il monaco, soprattutto nell’era dell’Intelligenza Artificiale.



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