Per chi ha fretta
Riprendere o fotografare qualcuno senza il suo consenso in Italia può portare a gravi conseguenze legali, che vanno oltre la semplice pubblicazione. Anche se ci si trova in un luogo pubblico, insistere nel filmare qualcuno che si è opposto può essere un reato di molestia o, se la condotta è ripetuta, addirittura di stalking. La pena è più severa se le riprese avvengono in un luogo privato. Pubblicare foto o video senza permesso, poi, aggiunge responsabilità civili e penali, specialmente se il contenuto è intimo o diffamatorio. La legge tutela il diritto all’immagine e alla privacy della persona.
Il confine invisibile tra ripresa e reato: la legge italiana su foto e video
Ognuno di noi ha il diritto di non essere ripreso o fotografato senza il proprio consenso, anche in un luogo pubblico. Sebbene non esista un divieto assoluto di scattare foto in strada, la situazione cambia radicalmente quando una persona esprime il suo dissenso. Riprendere qualcuno che non vuole essere filmato può facilmente trasformarsi in un illecito. La legge italiana prevede diversi reati che tutelano la persona e il suo diritto all’immagine, a seconda della situazione e della gravità dell’atto.
Molestia o disturbo alla persona (Art. 660 c.p.)
“Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca molestia o disturbo a una persona è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.”
Questo articolo del Codice Penale tutela il diritto alla tranquillità delle persone. Anche se la ripresa in sé in un luogo pubblico potrebbe non essere un reato, lo diventa se la persona filmata esprime il suo rifiuto in modo chiaro e chi insiste lo fa con “petulanza o altro biasimevole motivo”, ovvero in modo insistente e fastidioso. Ad esempio, insistere nel filmare qualcuno che ha detto “no” rientra in questa categoria, perché l’insistenza crea disturbo. La legge non si focalizza sulla ripresa, ma sul comportamento che ne deriva.
Atti persecutori (Stalking) (Art. 612-bis c.p.)
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita.”
Se la condotta di ripresa o la minaccia di pubblicare foto e video non graditi si ripete nel tempo, causando nella vittima un forte stato di ansia, paura o costringendola a cambiare le proprie abitudini (ad esempio, evitare certi luoghi o percorsi), si configura il reato di stalking. La Cassazione, in diverse sentenze, ha riconosciuto che anche le riprese insistenti o la minaccia di diffusione online possono rientrare in questo reato, specialmente nell’ambito del cyberstalking. Le pene previste sono molto severe e dimostrano la gravità che la legge attribuisce a questo tipo di comportamenti.
Interferenze illecite nella vita privata (Art. 615-bis c.p.)
“Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata in luoghi di privata dimora o nei luoghi ad essa equiparati, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.”
Se la ripresa non avviene in un luogo pubblico, ma in un luogo privato (come una casa, un ufficio, un’automobile), il comportamento è un reato già di per sé, indipendentemente dal consenso. Questo articolo tutela la privacy e la vita privata. La legge punisce il solo fatto di procurarsi le immagini, senza che ci sia necessariamente la pubblicazione. Ciò significa che scattare foto o registrare video di nascosto in luoghi privati è un atto illegale.
Oltre a questi reati, la pubblicazione di foto e video senza consenso comporta ulteriori conseguenze.
- Diffamazione (Art. 595 c.p.): Se la pubblicazione di un’immagine o un video lede la reputazione di una persona, può essere denunciata per diffamazione.
- Revenge Porn (Art. 612-ter c.p.): La legge, aggiornata nel 2019, punisce chiunque diffonda senza consenso immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, con pene che vanno da 1 a 6 anni di reclusione.
- Violazione del diritto all’immagine (Art. 10 c.c.): In ambito civile, la pubblicazione non autorizzata di un’immagine altrui può portare a una richiesta di risarcimento dei danni, sia economici che morali.
Le recenti direttive del Garante per la Privacy in ambito di GDPR (il regolamento europeo sulla protezione dei dati) hanno ulteriormente rafforzato queste tutele, sottolineando che un’immagine che permette di identificare una persona è un “dato personale” e la sua diffusione non autorizzata può essere perseguita.
Come proteggersi e cosa fare
Per evitare problemi legali:
- Chiedi sempre il permesso: Se vuoi riprendere o fotografare una persona, chiedi il suo consenso esplicito, sia per la ripresa che per l’eventuale pubblicazione. Non dare per scontato il permesso.
- Rispetta il “no”: Se una persona non vuole essere ripresa, smetti immediatamente. L’insistenza può portare a un reato.
- Non diffondere nulla senza consenso scritto: Per le riprese in cui la persona è chiaramente identificabile, è sempre una buona pratica avere un consenso scritto prima di pubblicare.
- Attenzione ai luoghi privati: Non riprendere mai persone in luoghi privati senza il loro esplicito e preventivo consenso.
Se sei vittima di una ripresa o pubblicazione non autorizzata:
- Chiedi di cancellare: Il primo passo è chiedere alla persona di cancellare la ripresa e non pubblicarla. Spiega chiaramente che non hai dato il consenso.
- Raccogli le prove: Salva screenshot, video o email che documentano il fatto. Le prove sono fondamentali in caso di denuncia.
- Sporgi denuncia: Se la situazione non si risolve, recati dalle forze dell’ordine (Polizia Postale o Carabinieri) e denuncia l’accaduto. Porta con te tutte le prove raccolte.
- Rivolgiti a un avvocato: Per casi complessi, una consulenza legale è essenziale. Un avvocato può aiutarti a capire quali azioni intraprendere, inclusa una richiesta di risarcimento danni in sede civile.
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