Arriva una email. Il mittente sembra la Polizia di Stato. C’è il logo del Ministero dell’Interno, la firma del Capo della Polizia o di un dirigente con tanto di nome e cognome. Il testo ti informa che sei indagato per accesso a materiale pedopornografico.

Il cuore si ferma. Le mani tremano. E i truffatori contano esattamente su questo.


Come funziona la truffa

Il meccanismo è collaudato e si ripete da anni con piccole variazioni:

  1. L’email d’accusa: Ricevi un messaggio con logo ufficiale, intestazione istituzionale e linguaggio formale. Ti viene comunicato che il tuo IP è stato rilevato durante la visione di materiale illegale. Vengono citati strumenti forensi, unità speciali e mandati d’arresto imminenti.
  2. La richiesta di risposta: Il messaggio invita a “chiarire la propria posizione” scrivendo a un indirizzo email che sembra ufficiale — ma non lo è.
  3. Il colpo finale: Chi risponde riceve una seconda comunicazione con la richiesta di versare una somma di denaro per “bloccare le indagini in corso”.

Perché è così efficace

La leva è la vergogna unita alla paura.
L’accusa di pedopornografia è talmente grave che la vittima spesso non ne parla con nessuno ed è proprio quello che vogliono i truffatori, che così lavorano nell’ombra senza che nessuno possa smontare la bugia.

L’email usa nomi reali di funzionari, loghi autentici e riferimenti a procedimenti penali reali: tutto fabbricato per sembrare inattaccabile.


I segnali che smascherano la truffa

  • La Polizia di Stato non notifica mai reati via email o messaggio
  • Nessuna forza dell’ordine chiede pagamenti per interrompere indagini — questa è estorsione, e lo sanno bene
  • Il mittente può essere falsificato (spoofing): anche se l’indirizzo sembra quello della polizia, non è quello reale
  • Il tono è volutamente urgente e intimidatorio: nessuna comunicazione ufficiale funziona così
  • L’indirizzo di risposta è spesso su dominio privato (servizipoliziadistato(punto)compoliziadistato-italia(punto)net, ecc.), non su poliziadistato(punto)it

Cosa fare subito

  • Non rispondere all’email, nemmeno per negare
  • Non aprire allegati e non cliccare su nessun link
  • Non pagare assolutamente nulla: nessuna somma ferma indagini inesistenti
  • Segnala il messaggio alla Polizia Postale su commissariatodips(punto)it
  • Se sei in dubbio, contatta direttamente la tua questura tramite i numeri ufficiali

Questa truffa colpisce chiunque

Non solo anziani, non solo persone poco digitali: queste email arrivano a professori, dipendenti pubblici, dirigenti aziendali.
La vergogna dell’accusa è studiata per far tacere le persone a prescindere dall’età o dalla preparazione.

Parla con chi ti sta vicino di questa truffa. La conoscenza è l’unico antidoto che funziona davvero. Condividi questo post.

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