Arriva una email. Il mittente sembra la Polizia di Stato. C’è il logo del Ministero dell’Interno, la firma del Capo della Polizia o di un dirigente con tanto di nome e cognome. Il testo ti informa che sei indagato per accesso a materiale pedopornografico.
Il cuore si ferma. Le mani tremano. E i truffatori contano esattamente su questo.
Come funziona la truffa
Il meccanismo è collaudato e si ripete da anni con piccole variazioni:
- L’email d’accusa: Ricevi un messaggio con logo ufficiale, intestazione istituzionale e linguaggio formale. Ti viene comunicato che il tuo IP è stato rilevato durante la visione di materiale illegale. Vengono citati strumenti forensi, unità speciali e mandati d’arresto imminenti.
- La richiesta di risposta: Il messaggio invita a “chiarire la propria posizione” scrivendo a un indirizzo email che sembra ufficiale — ma non lo è.
- Il colpo finale: Chi risponde riceve una seconda comunicazione con la richiesta di versare una somma di denaro per “bloccare le indagini in corso”.
Perché è così efficace
La leva è la vergogna unita alla paura.
L’accusa di pedopornografia è talmente grave che la vittima spesso non ne parla con nessuno ed è proprio quello che vogliono i truffatori, che così lavorano nell’ombra senza che nessuno possa smontare la bugia.
L’email usa nomi reali di funzionari, loghi autentici e riferimenti a procedimenti penali reali: tutto fabbricato per sembrare inattaccabile.
I segnali che smascherano la truffa
- La Polizia di Stato non notifica mai reati via email o messaggio
- Nessuna forza dell’ordine chiede pagamenti per interrompere indagini — questa è estorsione, e lo sanno bene
- Il mittente può essere falsificato (spoofing): anche se l’indirizzo sembra quello della polizia, non è quello reale
- Il tono è volutamente urgente e intimidatorio: nessuna comunicazione ufficiale funziona così
- L’indirizzo di risposta è spesso su dominio privato (
servizipoliziadistato(punto)com,poliziadistato-italia(punto)net, ecc.), non supoliziadistato(punto)it
Cosa fare subito
- Non rispondere all’email, nemmeno per negare
- Non aprire allegati e non cliccare su nessun link
- Non pagare assolutamente nulla: nessuna somma ferma indagini inesistenti
- Segnala il messaggio alla Polizia Postale su
commissariatodips(punto)it - Se sei in dubbio, contatta direttamente la tua questura tramite i numeri ufficiali
Questa truffa colpisce chiunque
Non solo anziani, non solo persone poco digitali: queste email arrivano a professori, dipendenti pubblici, dirigenti aziendali.
La vergogna dell’accusa è studiata per far tacere le persone a prescindere dall’età o dalla preparazione.
Parla con chi ti sta vicino di questa truffa. La conoscenza è l’unico antidoto che funziona davvero. Condividi questo post.
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