Sembra una mail normale.
In realtà è una trappola costruita per colpire il punto più fragile di un’azienda: la fiducia nelle gerarchie.
La truffa del CEO, chiamata anche Business Email Compromise, funziona così: un criminale si finge un dirigente o un referente interno, studia l’azienda, osserva ruoli e abitudini, poi invia una richiesta urgente e riservata per ottenere un bonifico o dati sensibili.
Non serve un virus spettacolare: basta un messaggio credibile, un tono autorevole e il momento giusto.
Il problema è che oggi questi attacchi sono sempre più raffinati.
Possono usare indirizzi simili a quelli veri, caselle email già compromesse, domini quasi identici e perfino audio o video generati artificialmente per sembrare ancora più convincenti.
Le richieste tipiche sono sempre quelle: bonifico urgente, cambio IBAN, dati bancari, massima riservatezza e niente verifiche con altri colleghi.
Ed è proprio qui che bisogna diffidare: una richiesta vera non ha paura di essere verificata.
Come riconoscerla
- Arriva fuori dai flussi abituali.
- Chiede urgenza e segretezza.
- Usa un indirizzo simile ma non identico.
- Spinge a non chiamare il mittente e a non coinvolgere altri.
- Chiede modifiche bancarie improvvise o pagamenti insoliti.
Come evitarla
- Verifica sempre una richiesta di pagamento con un secondo canale, meglio se telefonico.
- Chiama il numero già salvato in rubrica, non quello scritto nella mail.
- Introduci doppia approvazione per i bonifici sopra una certa soglia.
- Forma amministrazione e contabilità a riconoscere segnali di urgenza artificiale.
- Se il messaggio chiede segretezza assoluta, trattalo come sospetto.
Se ci sei cascato
- Blocca subito il bonifico se possibile.
- Avvisa banca, IT e direzione.
- Conserva email, intestazioni, log e numeri chiamati.
- Denuncia l’accaduto e avvia la procedura interna di incidente.



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