Firmare una petizione online sembra un gesto innocuo.
In realtà, in molti casi significa lasciare nome, email, interessi e talvolta altri dati personali in un sistema che può essere sfruttato per profilazione, spam e truffe mirate.

Il rischio non è fantascienza: quando un elenco di firmatari racconta chi sei, cosa ti interessa e con chi puoi essere contattato, per un truffatore diventa molto più facile costruire email credibili o campagne di social engineering.
Nel 2026, con phishing e contenuti generati dall’AI sempre più convincenti, questi dati valgono ancora di più.

Il punto non è smettere di firmare petizioni.
Il punto è farlo con consapevolezza: leggere l’informativa, controllare le impostazioni di visibilità e capire chi riceverà i dati.
Perché un gesto di partecipazione civile non dovrebbe trasformarsi in un assist involontario ai truffatori.

Consigli pratici

  • Leggi sempre l’informativa prima di firmare.
  • Verifica se la tua firma sarà pubblica o visibile solo ai promotori.
  • Usa un’email dedicata per campagne e petizioni, se possibile.
  • Diffida di petizioni che chiedono troppi dati rispetto allo scopo.
  • Se ricevi email successive con richieste strane, considera che il tuo dato potrebbe essere stato usato per profilarti.

Se hai già firmato

  • Controlla se puoi modificare o cancellare il consenso.
  • Riduci le notifiche e i consensi marketing se la piattaforma lo consente.
  • Se iniziano a arrivare mail sospette, non cliccare e segnala come spam.

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